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La Storia

(Virginio Villani)

Il borgo murato di Castiglioni è situato su un poggio di fondovalle lungo la valle del torrente Caffarelli, che scende dalle pendici del Monte Murano per unirsi con il ramo principale del fiume Misa all'altezza di Serra de' Conti.

Questa piccola valle laterale fin dall'alto medioevo ha costituito il collegamento più diretto fra la costa adriatica e l'entroterra montano alto-Esino, e se ne conserva ancora traccia dopo il Mille quando lungo il suo percorso troviamo ancora diverse presenze e tracce insediative: il castello di Fossaceca nel fondovalle non lontano da Castiglioni, la chiesa di S. Maria di Piedimonte con un ponte in pietra di stile romanico, la chiesa di S. Ansovino, le Beicerche, il Piano dell'Ospedale sulla sommità dello spartiacque,  Pierosara (l'antico castello Petroso), il ponte sul Sentino presso S. Vittore e così via fino a congiungersi con il diverticolo della  Flamini costiera diretta verso Camerino. L'importanza di tutta questa area è testimoniata anche dalla presenza poco a monte di Castiglioni della pieve di S. Maria del Colle (od. S. Vincenzo), una delle più antiche del Senigalliese, attestata fin dal sec. XII e con giurisdizione su un gran numero di chiese dalle pendici montane fino al fondovalle.

Altrettanta antica e importante era la presenza monastica con le abbazie di S. Vittore e S. Maria delle Moie e soprattutto di S. Elena sull'Esino, cui apparteneva la chiesa di S. Agata, oggi parrocchiale di Castiglioni. Anticamente però, alla fine del sec. XII, la chiesa era nota con la denominazione di S. Agata de Fossaceca, perché era pertinenza del menzionato castello presso di Castiglioni, probabilmente ubicato su un dosso non lontano dall'odierno cimitero. Il castello de Fossaceka era allora l'unico dell'area, di modeste dimensioni, come del resto un po' tutti i castelli a quel tempo, ma rivestiva una certa importanza, perché, sempre verso la fine del sec. XII, faceva parte dei beni demaniali dell'impero e della dotazione beneficiaria del conte di Senigallia Gottiboldo. Nel 1223 lo troviamo menzionato anche fra i possessi del vescovo di Senigallia e nel 1244, quando era ormai in via di abbandono, un certo Gentile de Turre, importante esponente della nobiltà fabrianese, lo cedette al comune di Rocca Contrada.

 

Da questo momento Fossaceca, declassato a semplice contrada, perse importanza e nel giro di qualche decennio scomparve anche dai documenti, mentre acquistavano via via importanza due nuovi nuclei abitati posti più in alto attorno alla chiesa di S. Agata e nella vicina contrada chiamata Castellioni. Sia la villa o contrada di S. Agata, che la villa o contrada di Castellioni cominciano a comparire nei documenti a partire dal 1280, formano via via un unico villaggio, che dopo la metà del '300 viene recintato di mura, divenendo così l'attuale castrum Castiglioni. Secondo qualche studioso il toponimo Castellione o Castiglione rinvierebbe ad un antico castello abbandonato. Ma di quale castello possa trattarsi nel caso specifico si ignora. Quindi l'origine del nostro Castiglioni è destinata a restare ignota, anche perché il nucleo abitato compare piuttosto tardi nei documenti (fine '200), mentre la sua denominazione risulta generica e priva di altre specificazioni, che possano gettare luce sui modi e sui tempi della sua origine.

A partire dal '400 il castrum Castiglioni inizia ad essere menzionato sempre più frequentemente fra i castelli di Rocca Contrada; nel 1407 è coinvolto nella occupazione di Braccio da Montone, mentre nel 1416 è menzionato fra le località occupate da Carlo Malatesti. Nel corso del secolo viene completata la sua fortificazione, di cui restano due bei torrioni circolari nella parte più antica delle mura. Originariamente il castello aveva un solo accesso mediante una rampa in muratura sul lato nord, oggi notevolmente modificato, mentre la porta sul lato sud venne aperta più tardi fra '700 e '800 per favorire l'accesso dei carri. Le modifiche alle fortificazioni iniziarono però già verso la metà del '500, quando, divenute ormai meno pressanti le necessità della difesa, si cominciano a privatizzare i torrioni e le loro aree a fini abitativi, come quello concesso nel 1543 a Camillo Mannelli; qualche decennio più tardi si inizia anche a dare licenze per costruire sopra le mura.

Dal punto di vista istituzionale Castiglioni è stato sempre sotto la giurisdizione di Rocca Contrada, ma nei tempi più antichi ha goduto a lungo di una relativa autonomia, come del resto anche gli altri castelli, avendo facoltà di eleggersi una propria magistratura denominata I Quattro e un proprio Consiglio con competenze di carattere economico, mentre le competenze in materia giudiziaria spettavano al comune capoluogo. Questa autonomia è sopravvissuta, anche se via via sempre più limitatamente, fino al'Unità d'Italia. La comunità disponeva anche di proprie istituzioni assistenziali, quali un Monte Frumentario, che prestava il grano a prezzi calmierati e a basso interesse, il Legato Pio delle Povere Zitelle che provvedeva a dotare annualmente alcune fanciulle da marito, per evitare che per mancanza di dote non si sposassero e rischiassero di finire così sulla cattiva strada. Non mancavano poi nemmeno le Confraternite, quali quelle del  SS. Sacramento e del SS. Rosario.

Il paese antico è tuttora raccolto entro le sue mura e vi si accede da due porte. Conserva quindi gran parte del suo aspetto originario di borgo medievale e i restauri degli ultimi anni hanno contribuito a restituire agli edifici il colore antico e caldo della pietra arenaria. Meritano una visita la chiesa parrocchiale di S. Agata con una tela del Ramazzani ed un crocifisso ligneo del sec. XV e la chiesa priorale di S. Maria della Piana in area rurale risalente al sec. XIII con un affresco del '400 di Andrea di Bartolo di Jesi ed una tela del '500, tolta purtroppo dagli ex- proprietario. Questo secondo edificio però è purtroppo in cattivo stato ed in attesa di restauro.

(Virginio Villani)